domenica, 28 giugno 2009

"Sapessi quanto, Mia, quanto mi piace,
parlare con te a cena,
col vino che nel calice riluce
tra noi come una fiamma,
e poi ancora proseguire i discorsi
lungo i selciati noti da ragazzi,
camminando animati fianco a fianco,
risalendo le rampe verso casa.
E poi, ah!" diceva, socchiudendo
gli occhi beato al fumo di un'azzurro
sigarillo,"Ah, questo finale poi!"
Lei rideva, asciugandosi la bocca,
e aggiungeva sorseggiando il cognac:
"Sono varianti di un affetto orale."
postato da: nonsonoqui alle ore 11:37 | link | commenti (1) | commenti (1)
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martedì, 16 giugno 2009

Apprese da bambina ad assentarsi
a smorzare il motore
a fingersi materia refrattaria.
Ogni tanto una crepa
dura da ricucire rinnovava
la pena di rifare
un mastice più saldo
che resistesse all'onda del dolore.
Mutilò la memoria, spense
ogni passione, rese infelice
anche l'intelligenza. Si restrinse
nella distanza dove nessun male
avrebbe mai potuto farle male.
Fu l'impegno e l'ansia di una vita
questo, di non soffrire:
fu la sua più grande sofferenza.
postato da: nonsonoqui alle ore 12:10 | link | commenti (7) | commenti (7)
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sabato, 06 giugno 2009

Ah, dice, se mi fossi anch'io sposata,
mai una lite, te lo dico io,
sarebbe nata con il mio marito,
mai questioni, mai una sola storia
da alzare la voce in casa mia.
Sarei stata ordinata, brava moglie,
e coi figli anche, al tempo suo,
ogni cosa l'avrei fatta bene.
Ma essendo, tu lo vedi, come sono
- e sarei stata sana, non m'avesse
rovinata il forcipe in mezz'ora -
e con mia madre che si fa vecchia
e se ne va perdendo la memoria
e mi guarda come fossi la sua croce,
la mia vita, le cose che so fare,
e tutta la cura che ci metto,
credi a me, mi sembra derisione.
Meglio sarebbe che non fossi nata.
postato da: nonsonoqui alle ore 16:24 | link | commenti (6) | commenti (6)
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sabato, 30 maggio 2009

Lei sì, era stata bella. Un viso
di cui a stento ti scordavi.
Ma ebbe poche storie nella vita:
tre fidanzati - uno quasi sposo -
e infine l'immancabile esperienza,
sull'orlo dell'età canonicale,
di un amante più anziano, coniugato.
Con ciascuno rimase poi legata
dalla parentela di un affetto
confidente e fedele: non valse
il sesso a farla deragliare
da un destino filiale e di sorella.
postato da: nonsonoqui alle ore 08:43 | link | commenti (21) | commenti (21)
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domenica, 03 maggio 2009

Trovava sempre ancora qualche uomo
specialmente d'estate, se voleva.
Non era bella e neppure giovinetta,
- a dirla tutta, era anzi quasi vecchia -
ma se si presentava in cotonina
leggera, o magari in canottiera,
con l'aria semplice e diretta
di donna che non pensa a civettare
ma solo è tanto libera ed amica
da raccontare i più segreti affanni
gli amori di una vita o andati a male,
sempre ancora finiva dentro un letto
a riprovare il senso di aver presa,
d'essere ancora al centro del destino,
buona ancora a sospingere un qualcuno
al confine quasi di un amore.
Seguivano immancabili amarezze
e il solito strascico di offese,
di voci e mani alzate - a salvaguardia
di ciò cui soprattutto era fedele,
l'immagine di sé, donna trafitta
da sette spade, tra corone e ceri
tremanti sull'altare dell'amore.
postato da: nonsonoqui alle ore 14:32 | link | commenti (13) | commenti (13)
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giovedì, 26 marzo 2009

Da quando era tornata una ragazza,
poi che il figlio aveva preso la sua via
e veniva da lei solo ogni tanto
conversando del tempo, o di cinema
o anche di politica alle volte,
non diverso da tutti gli altri amici,
solo un poco più ironico o forse
un poco più di loro reticente
- nascosta chissà dove la memoria
del tempo degli abbracci nel lettone -
non le riusciva più di sopportare,
lei che era stata sempre una maestra,
la compagnia irruente dei bambini.
Desiderava adesso addormentarsi
sul petto di qualcuno la cui voce
l'accompagnasse al sonno, come un padre.
postato da: nonsonoqui alle ore 23:43 | link | commenti (13) | commenti (13)
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giovedì, 12 marzo 2009

Sul fornello a gas stava bollendo
la pentola minore del bucato,
quella destinata ai pannolini,
lei si era nel frattempo appisolata
o forse, chi lo sa, messa a pregare.
S'accorse tardi - aveva il raffreddore -
che la fiamma si era tutta spenta.
Tentò qualcosa, ma cadde stesa in terra.
A chi la conosceva da vicino
la sua parve una fine su misura:
l'uscita obbligata da una vita
diventata nel tempo una sventura.
Vi fu letta una scelta volontaria,
e un'implicita accusa. La vittoria
d'essersi presa l'ultima parola
non le fu perdonata. La sua tomba
rimase solitaria, senza un fiore,
e in famiglia la damnatio memoriae
le s'applicò in perpetuo e con rigore.
postato da: nonsonoqui alle ore 11:13 | link | commenti (8) | commenti (8)
categorie: vita
giovedì, 05 marzo 2009

Sì, lo ricorda bene, racconta, ora
che è morto. Era un ragazzo basso
ed arruffato, confuso e nel parlare
affabulante coi baffi alla Nietzsche
cespugliosi. L'accompagnava
a volte verso casa, la sera,
illuminandola sui massimi sistemi
senza lasciare spazio a cosa
che fosse un poco lieve o sorridente.
Era il suo modo astruso, adolescente
di farsi prendere sul serio,
di corteggiarla, forse.
Un giorno, ricorda, la difese,
con audacia data la statura,
da un molesto ubriacone malparlante.
Telefonava anche, e diceva
di suicidio, di disperazione
esistenziale o poneva questioni
ponderose. Una volta le chiese
- ma il padre già stava rincasando,
era l'ora di cena - se credesse
nell'anima. Lei rispose
che aveva i peperoni sopra il fuoco.
E si spense per sempre ogni passione.
postato da: nonsonoqui alle ore 19:05 | link | commenti (11) | commenti (11)
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martedì, 24 febbraio 2009

Amava soprattutto quel profumo
di fragola e forse ciclamino
che aveva addosso specie nell'inverno,
col fiato che le sere gli imperlava
il bavero e la sciarpa.
Quando infine capì che cosa fosse,
ormai portava a casa nelle sere
una tristezza muta e limacciosa
rotta da ire procellose a cena,
che incupivano gli occhi dei bambini.
Ma non era cattivo: poi piangeva,
ricordando il passato e i genitori,
qualche perduto amico traditore,
la sfortuna che aveva sul lavoro,
e tentando qualche vano gesto
evocante l'amore, in nostalgia,
prima di sprofondare con la bocca
nel cuscino. Russava, irregolare,
e finì dunque a dormire da solo
nello stanzino in fondo al corridoio.
Le morì quasi in braccio un dopocena
rovesciando sulla tovaglia a fiori
tutto il suo sangue, viola come vino.
postato da: nonsonoqui alle ore 14:24 | link | commenti (5) | commenti (5)
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giovedì, 12 febbraio 2009

Speriamo che mi passi questo amore!
diceva Anna guardandosi allo specchio
Gli dava anche ragione, a quel cristiano:
era vecchia oramai, non c'era verso,
la pelle spenta, gli occhi senza ciglia,
ogni giorno la faccia più discesa.
Qualche anno prima, se l'avesse vista
in luce giusta, nella sera buona,
chissà, avrebbe potuto - non diceva,
no,"trovarmi bella", ma azzardava
"piacente" - e le veniva da ridere
a quel brutto attributo da signora.
Lei era pur sempre ragazzina,
anche se aveva addosso per sventura
quel corpo renitente e sconosciuto.
"Ah, se solo mi amasse!" le accadeva
di sospirare un po' soprappensiero,
nel pallore assonnato la mattina.
"Ma come mai potrebbe, poveruomo?"
diceva poi mettendosi gli occhiali,
e ricercava dentro sé il sorriso
di un'amica perduta ormai da anni:
"Certo che passerà" le avrebbe detto.
"Passerà, Annina - guarda come presto
già ti sfugge la coda della vita
pur col sale d'amore che ci hai messo."
postato da: nonsonoqui alle ore 08:54 | link | commenti (8) | commenti (8)
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