lunedì, 02 novembre 2009

Un giorno poi desiderò la morte.
Solo una volta. Fu per un amore.
Era così felice quella sera
al quinto piano di piazzetta Stella,
con le rondini in volo alla finestra
dove la luce resisteva chiara
di contro all'imbrunire della stanza,
che disse forte: "Vorrei morire ora.
Non discendere giù per i gradini
fino agli scantinati del futuro -
perdere questo cielo. Rimaniamo
quassù, moriamo adesso. Insieme.
Moriremo alla fine poi lo stesso,
ma chissà quanto miseri e sperduti".
Lui però, che era un grande sognatore,
rise alle sue parole e la baciava
nell'orecchio sussurando "Amore,
felici saremo anche domani, noi,
e più ancora, tutta la vita, sempre".
Già ammiccavano sopra il campanile
le prime stelle. Silenziosi allora
discesero le scale fianco a fianco
per andare a cenare a piano terra.
postato da: nonsonoqui alle ore 09:38 | link | commenti (8) | commenti (8)
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martedì, 20 ottobre 2009

"Voglio farti felice", le diceva
- non ricorda più chi:
se il vecchio generale, l'amante
dai molti angoli oscuri,
che preferiva prenderla da dietro,
o il vicino, il professore solitario
che poi quel che voleva era un pompino.
La frase apparteneva a un formulario
comune a tutta una generazione
ed era univoca: chiedeva
di assumere la giusta posizione.
Ciò non toglie che le era accaduto
di crederci, talvolta, per errore
- e ora di chiedersi se infine
non fosse quella la propria vocazione.
postato da: nonsonoqui alle ore 11:54 | link | commenti (4) | commenti (4)
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lunedì, 12 ottobre 2009

Non finì mai la lunga contesa
con la madre che al tempo dell'infanzia
pareva sempre che non la vedesse
o la guardasse solo per traverso
come un peso e un intralcio alla sua vita.
Nemmeno dopo che se ne fu andata
e si erano fatte polvere le ossa,
avvenne mai una riconciliazione:
quando la ricordava, anche da vecchia,
e roca ormai per l'alcol e il gran fumo,
le veniva una voce da bambina
querula sull'orlo del singhiozzo
ogni volta che la nominava,
anche en passant, parlando con le amiche.
postato da: nonsonoqui alle ore 14:26 | link | commenti (3) | commenti (3)
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lunedì, 05 ottobre 2009

Di un'altra invece l'ultimo suo amore
fu come un trenino che deraglia
e rimane sul fianco a far girare
le ruote all'aria, patetico
e penoso, un po' grottesco:
un' infelice blatta capovolta
che con un calcio poi riprende il corso
anche se sbalestrata e un poco storta.
E c'era il sole c'erano le albe
e la luna di notte solitaria
che s'affacciava in mezzo alla scuraglia
e le piogge e il mutarsi delle foglie,
le mattine ronzanti di motori,
il mondo che girava coi suoi guai,
la vita che scorreva al suo congedo.
Non fu amaro. Anzi ebbe in bocca il dolce
dei lexotan a surrogare i baci:
cinque gocce in un bicchiere d'acqua
a cominciare presto dal mattino.
postato da: nonsonoqui alle ore 13:28 | link | commenti (4) | commenti (4)
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mercoledì, 30 settembre 2009


Si era sempre legata e aveva amato
uomini piccoli di taglia, figli
più che padri, non privo qualcheduno
d'una certa balbuzie o sproporzione,
la nuca corta da cane di campagna,
il ciondolio da orso addomesticato.
Fu a maggior ragione singolare
l'avvento di quell'ultimo suo amore
 che la sovrastava prepotente
come rupe o albero sovrano
già alto, già possente fin da prima
ancora che lei fosse nata. Forse
le era venuto incontro quella sera
con il passo regale di sua madre
e la mano sicura da chirurgo
o da sarto, per cucirle addosso
la sua morte, tagliarla su misura.
postato da: nonsonoqui alle ore 08:01 | link | commenti (6) | commenti (6)
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venerdì, 18 settembre 2009

Sperava che venisse dentro il sonno
senza svegliarla, che facesse piano
come suo padre quando si chinava
a rimboccarle a notte le coperte,
che non fosse troppo raffinata
riducendola a scheletro nel letto
per l'angoscia dei vivi.
Che non fosse lenta, anche sperava
e non venisse dopo molti lutti.
Che non fosse troppo spaventosa
come esser maciullata da ingranaggi
o smangiata da topi o da gabbiani.
Accettava il fulmine e la tegola,
il meteorite anche, o di cadere
mettendo il piede in fallo per le scale.
Una cosa pregava soprattutto,
che fosse risparmiato ai suoi nipoti
di rinvenirla morta sopra il water.
Morì invece una sera di ubriachezza,
dalla terrazza in volo, per provare.
postato da: nonsonoqui alle ore 16:47 | link | commenti (2) | commenti (2)
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domenica, 30 agosto 2009

Ebbe un amore solo e molto amaro.
Per il lutto, prima perse le tette
poi le chiappe. Si prosciugò.
Fu quasi inesistente: la pelle
le si incollò agli zigomi di cera,
le sparirono ciglia e sopracciglia
e dal piccolo cranio d'uccellino
si staccarono infine anche i capelli.
L'avvolse il vago aroma di stantio
d'una santa chiusa in una teca.
Ma a Natale si vestiva di rosso
e faceva il giro dei parenti
per portare con gran scampanellii
regali infiocchettati ai nipotini.
postato da: nonsonoqui alle ore 14:31 | link | commenti (7) | commenti (7)
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sabato, 22 agosto 2009

Si stupiva lei stessa di frequente,
lei che nel paese era la "signorina
maestra" e in casa la zia Emma
per tanto tempo giovane e carina,
ma sempre "da sposare", mai sposata,
lietamente intenta alla cucina
e al cucito, e poi col tempo,
superata ormai la cinquantina,
appassionata di viaggi e di viaggetti
anche da sola, anche senza amiche,
si stupiva lei, colonna attiva
della parrocchia e della biblioteca,
di essere lei, proprio lei, la stessa
che poi nella vicina cittadina
si dedicava in certi pomeriggi
- e non tentava più una spiegazione -
a fatiche spossanti offrendo
a mariti d'altre, sconosciuti,
o a maschi di passaggio solitari
la rituale grottesca occasione
per mugolare a lungo di piacere
chiamandola puttana e vecchia troia.
postato da: nonsonoqui alle ore 11:41 | link | commenti (9) | commenti (9)
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lunedì, 10 agosto 2009

"Non ho compreso molto della vita",
s'era trovata a mormorare spesso
da quando la grande fuga di cieli
alberi e case di là dal finestrino
diceva che era già sulla discesa
e alla stazione non mancava molto.
Non aveva rimpianti.
Non le era capitato di scartare
l'occasione "che non si ripete"
o la persona "giusta" da amare,
l'uomo "della sua vita". Pensava
di non essersi imbattuta mai in altro
che in un più o meno di approssimazioni.
Ora però, rassettandosi un poco
e scrutandosi allo specchio,
vide quanto meschini
avesse gli occhi e come spenti
si fossero ritratti dentro il viso.
E le era nato l'ozioso sospetto
che, se pure l'avesse mai sfiorato
una volta, in qualche corridoio, quel tale,
l'Unico della sua vita, era escluso
che quei pavidi occhietti proditori
l'avessero distinto dallo sfondo.
postato da: nonsonoqui alle ore 06:53 | link | commenti (7) | commenti (7)
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giovedì, 30 luglio 2009

Ciaraula la chiamavano i paesani
ed era un'infelice, una sciancata,
brutta come una diavola. Sapeva,
era la voce, incantare i serpenti
e sanare dai veleni. Per questo
andavano da lei anche gli amanti
feriti da passioni disuguali,
respinti, abbandonati e vanamente
gelosi, furenti e senza pace.
Lei gli strofinava la saliva
sulle palpebre, pare, e intorno al cuore.
Certo è che ritornavano alla luce
guariti: un poco assenti forse
o lenti e sonnacchiosi,
ma lambivano il resto della vita
immuni dai suoi morsi attossicati.
postato da: nonsonoqui alle ore 10:11 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: amore, vita

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